Prefazione di Marina De Marchi, testi di Riccardo Prina, Claudio Cerritelli e nota di Andrea Bortoluzz
Un pittore a corte
Si inaugura giovedì 28 febbraio presso le sale del Castello di Masnago la mostra dell’artista varesino.
Vent’anni sono passati dall’ultima mostra allestita a Varese, venti lunghi anni che sembrano passati in un batter d’occhio. Giorgio Vicentini è sempre uguale a sé stesso, qualche anno di più ma accompagnato dal suo carattere vulcanico, dalla camicia macchiata di vernice e da un modo di leggere il mondo tutto particolare, dall’alto, dal basso da destra e da sinistra.
La mostra è un omaggio che la città gli attribuisce dopo molte personali allestite in Italia e all’estero ma che lui non ama sottolineare «Quando la direttrice dei Musei di Varese Marina De Marchi – afferma l’artista- mi ha sottoposto l’idea di realizzare una mostra con le mie opere mi ha fatto molto piacere, ma non la vivo come un ritorno. È un lavoro tra i tanti che sto realizzando».
Nato e vissuto a Varese, Vicentini non ha mai abbandonato la sua città, ha lavorato molto fuori da Varese ma è rimasto sempre molto legato al suo territorio «Non sono mai scappato dalla mia città, lavoro molto in altre realtà ma adoro ritornare a casa. Qui conservo la famiglia, gli affetti, le abitudini, il linguaggio, i sapori. Ho un rapporto di andata e ritorno, ed è un continuo andar via per poi ritornare».
Ha mai sognato di cambiare città e dove le piacerebbe vivere?
«Negli ultimi anni sto scoprendo Londra. Mi farebbe piacere viverci per un po’. La percepisco come una città allo stesso tempo ricca di storia e culla della modernità. Da una parte la Regina con la sue tradizioni e dall’altra le avanguardie più nuove. Mi affascina molto».
La mostra presso il Castello di Masnago raccoglie opere molto recenti realizzate tra il 2000 e il 2002. Si struttura in sette allestimenti che rappresentano sette interpretazioni diverse della salita al Castello. L’incontro con la fortezza è vissuta dall’artista nell’emozione più magica che il castello può suscitare. Una contaminazione tra pittura e scultura che invita il pubblico ad attraversare la sale una dietro l’altra e a scoprire cosa si nasconde oltre il muro «Vado al castello senza armi, o meglio con le mie armi. Non sono un cavaliere ma un pittore , mi presento in pace nel luogo di guerra e difesa per eccellenza. Giungo in un castello senza ponte levatoio, senza fossato, senza draghi, ma in un castello in festa».
Vicentini racconta questa sua esperienza con l’entusiasmo proprio dei bambini. Una realtà alla quale l’artista dedica molta attenzione, adora lavorare insieme ai più piccoli e con loro viaggia con la fantasia «Con i bambini sono molto serio. Gioco e mi diverto, non li reputo piccoli e riesco ad avere un rapporto molto bello. I bambini accendono il mondo, per loro è tutto falso o tutto vero, non vivono di compromessi e sono uno spasso». Ai più piccoli infatti Vicentini ha dedicato una intera sala della mostra, un allestimento di dodici mappamondi dove è rinchiuso l’universo di ciascuno, un luogo dove i bimbi potranno giocare, pensare e lavorare tra le opere d’arte».
Come si avvicinato Giorgio Vicentini all’arte?
Mi ero iscritto a giurisprudenza perché volevo fare il criminologo, avevo sostenuto anche diversi esami attinenti all’ambito d’inchiesta. A vent’anni sono stato costretto a partire per il militare ed ho vissuto un periodo piuttosto brutto. Proprio per rifuggire da quella esperienza ho cominciato a dipingere. Il mio carissimo amico Roberto Botto mi insegnò i rudimenti del mestiere, come preparare la vernice, come usare il pennello e così via. Da allora non mai smesso».
Si ricorda il primo quadro?
Certo, lo conservo ancora nel mio studio, è un quadro molto cupo e si chiama “Il bosco del fauno”, vi sono molto affezionato e per me è come un bambino».
Oltre a dipingere cosa ama fare?
Non ho molto tempo libero. Io lavoro sempre anche se non sono in studio. Adoro la poesia e spesso mi soffermo a leggere versi. La parola è un mistero meraviglioso, è bellissima ed ha una potenza incredibile.
Ha mai scritto poesie?
Un tempo ho scarabocchiato qua e là, ma da molto non scrivo più. Preferisco leggere quelle degli altri.
L’ultimo autore letto?
Io leggo di tutto, anche se tu scrivessi una poesia mi soffermerei a leggerla. Comunque uno degli ultimi è Carlo Porta.
Un idea per l’arte sul nostro territorio?
Un museo sulle palafitte. Ci ho pensato molto ed ho fatto molti schizzi dedicati alle palafitte. Mi piacerebbe vedere allestito un museo sul lago, una struttura leggerissima, non invasiva che riporti ai nostri antenati. La modernità del resto è solo il ricordo di cosa è stato prima. Si potrebbe chiamare Palafitta Museum, un luogo sull’acqua, un misto di storia e di contemporaneità.